exhibitions

Mathilde Rosier - Figures of Climax of the Impersonal Empire

mar 14 - may 6, 2018
fondazione guido lodovico luzzatto, milan
opening march 13

Fondazione Guido Lodovico Luzzatto e Galleria Raffaella Cortese hanno il piacere di presentare il progetto espositivo nato dalla loro collaborazione che vede protagonista Mathilde Rosier, in contemporanea alla sua partecipazione a Metamorfosi, mostra collettiva a cura di Chus Martínez al Castello di Rivoli (5 marzo - 24 giugno 2018), e alla terza personale presso Galleria Raffaella Cortese (14 marzo - 5 maggio 2018).

 

Da martedì 13 marzo la sede della Fondazione, già dimora del letterato e storico dell’arte Guido Lodovico Luzzatto, ospiterà nei propri spazi una serie di lavori dell’artista francese reinterpretati in un percorso che si intreccia alla memoria delle stanze, testimonianza della traiettoria umana e professionale di una famiglia della borghesia intellettuale degli anni tra le due guerre. Ebreo, antifascista di cultura socialista, dagli anni Venti Guido Lodovico è stato critico d’arte militante, divulgatore della cultura figurativa europea contemporanea tra Milano, i paesi di lingua tedesca e Parigi, dove entrò in contatto con il gruppo dei fuoriusciti italiani e con i pittori dell’École de Paris. Durante il fascismo fu spesso costretto a vivere altrove, lontano da casa, come i fratelli Dino e Lucio e la sorella Gina, naturalista botanica, la cui stanza da letto è stata messa dall’artista, per l’occasione, in dialogo con una rivisitazione dell’opera Chamber, 2009.

 

Questo intervento si presenta come un paradigma della poetica di Mathilde Rosier, il cui lavoro è teso alla creazione di ambienti sospesi che permettono a chi li osserva di perdere la percezione dello spazio e del tempo, offrendo un portale di accesso ad altre dimensioni possibili dell’essere e dell’esistere, dove la figura umana, l’intimità dello spazio, la pittura e il video sono parte di una “macchina corale” volta ad affinare la sensibilità di ciò che consideriamo realtà.

 

Luogo domestico e al contempo remoto, la casa di via Canova 7 è rimasta ferma nel tempo, conservando inaspettatamente pieghe e inflessioni del vissuto in una stratificazione di oggetti – arredi, libri, fotografie, opere d’arte, lettere e documenti – che sono tracce discrete di riti quotidiani, di viaggi, di pensiero e scrittura.

 

Gli ambienti luzzattiani si sposano con una tipologia di spazi – case memori di un recente passato – con cui Rosier si è già confrontata, come l’abitazione dei genitori per la mostra Find circumstances in the antechamber, Musée Jeu de Paume, Parigi, 2010. Anche in quell’occasione, la riflessione dell’artista scaturiva dal confronto con un patrimonio specifico, i volti e le figure dei dipinti conservati nella casa, e al contempo dall’atipicità del luogo. Il rallentamento del tempo, infatti, è un elemento fondamentale per la meditazione e l’esplorazione della sua ricerca pittorica. Un'altra consonanza è ravvisabile negli artisti della scuola di Parigi, tra cui Chagall, Kisling, Mela Muter, con i quali Guido Lodovico Luzzatto ebbe un importante rapporto epistolare e di frequentazione.