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roni horn

september 29 – november 27, 1999

via r. farneti, 10

My Heart upon a little Plate
Her Palate to delight
A Berry or a Bun, would be,
Might it an Apricot!
Emily Dickinson n.1027

L’artista americana sperimenta da anni diverse modalità espressive, scultura, disegno, fotografia e scrittura, unificando la sua ricerca con i temi ricorrenti dell’identità, della serialità e della solitudine.

In questa seconda mostra personale in galleria Roni Horn espone alcune opere fotografiche ed un’installazione. L’installazione della serie When Dickinson Shut Her Eyes occupa una stanza della galleria. Quattro barre di alluminio, di dimensioni variabili, sono appoggiate alla parete, in un angolo, e portano ciascuna inscritto un verso componendo l’intero testo di un poema scritto da Emily Dickinson nel 1865, il nr. 1027 dell’edizione curata da T.H. Johnson.

L’insieme delle sculture occupa uno spazio fisico, così come le parole della Dickinson, con il fraseggio e le pause, occupano fisicamente lo spazio della pagina ma soprattutto evocano una dimensione mentale, suggerita dal vuoto della stanza. Quella stanza della casa paterna nel Massachusetts, dove la poetessa americana trascorse gran parte della sua esistenza e che Horn ha fotografato e pubblicato nel catalogo Earths Grow Thick del 1996.

Due gufi imbalsamati ci osservano da un’altra stanza. In verità si tratta dello stesso esemplare fotografato due volte. Sia in questo che negli altri dittici di uccelli presenti in mostra, l’ambiguità dell’immagine rappresenta il punto d’arrivo visuale di uno dei temi indagati dall’artista, quello cioé del doppio intrecciato a quello della coppia.

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